Pietro Zorutti (1792-1867), in un invito romantico alla sua Tunine, così scriveva: ”Cun urtiçons e rusclis/e cuatri grans di sâl/sentâts suntun rivâl/o cenarìn in pâs”, ovvero: “Con germogli di luppolo e asparagi selvatici e quattro grani di sale, seduti su un argine, ceneremo in pace”. C’è anche questo verso del poeta friulano nella scheda che Agrifood Fvg entro la fine di ottobre invierà alla Regione Fvg affinché inoltri al Ministero dell’Agricoltura la richiesta per inserire i famosi “urtiçons” nella lista dei “Prodotti agroalimentari tradizionali”. Con essi entreranno anche altre tre specialità della Regione: lo sclopit (in italiano silene), la minestra di orzo e fagioli e il caffè di Trieste.
L’elenco dei “Pat” contiene prodotti primari e preparati di cui da almeno 25 anni ci sia testimonianza del legame con una zona geografica precisa e di metodiche di lavorazione ben definite.
Sono 184 i prodotti del Friuli-V.G. attualmente riconosciuti e inseriti da quando è stato istituito l’elenco dei Pat, un numero andato crescendo sempre più se si pensa che nel 2000 erano 75. Secondo Agrifood Fvg, la lista dev’essere rivista perché alcuni prodotti non sono più commercializzati. «Aggiorneremo l’elenco il prossimo anno – afferma il direttore di Agrifood Fvg, Pierpaolo Rovere –. Ora stiamo completando la documentazione per i nuovi quattro prodotti».
Nel caso degli “urtiçons”, dunque, è stata inserita la poesia di Zorutti.
Per quanto riguarda, invece la minestra di orzo e fagioli, nella scheda essa viene definita «piatto della Mitteleuropa», aggiungendo che la ricetta «la troviamo nel manuale di Caterina Prato del 1892 “Die Suddeutsche Kuche”, nel “Mangiar friulano”, celebre libro di cucina e di cultura gastronomica scritto da Giuseppina Perusini Antonini (1874-1975), nella “Cucina carnica” di Pietro Adami (1985) e nel “Manuale della cucina triestina, istriana e isontina” di Cesare Fonda (1993)».
Quanto allo sclopit, la scheda evidenzia che «con gli urtiçons è una delle tantissime erbe spontanee presenti nella nostra regione. Con il fiore dello sclopit (o sclupit) abbiamo giocato tutti da bambini, schiacciandolo sulla fronte dove rimaneva impresso il calice a forma di stellina».
Infine, per il caffè si ricorda «la grande tradizione di Trieste, estesa a tutta la regione, sia sotto il profilo commerciale (porto), sia per le torrefazioni, senza dimenticare i locali storici dove ancor oggi si respira profumo di caffè…e di letteratura».
Ma che cosa comporta per un prodotto essere inserito tra i Pat? A differenza dei marchi europei Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta), i Pat non richiedono rigidi disciplinari. Il riconoscimento ha però una sua importanza. «Ad esempio – prosegue Rovere – questi prodotti possono essere presentati in fiere ed eventi come espressione del territorio e comparire anche nelle indicazioni della formulazione dei menù delle mense di ristorazione».
Stefano Damiani














