«Cerchiamo di ritagliarci lo spazio per condividere un momento di preghiera con i sacerdoti anziani che tanto hanno fatto per la nostra Chiesa, loro ne beneficeranno e anche noi ne usciremo arricchiti». L’appello è di don Giancarlo Brianti, presidente della Fraternità sacerdotale di Udine. Nel mese di maggio, su sollecitazione del vicario urbano mons. Luciano Nobile, la casa del clero ha accolto alcuni gruppi di fedeli delle Parrocchie del Carmine e del Duomo che si sono riuniti proprio nella struttura udinese di via Ellero per la preghiera del Rosario insieme ai sacerdoti ospiti. «Sono stati bei momenti, da ripetere. Le porte della fraternità sono aperte – esorta don Brianti –. Le visite sono sempre gradite per coloro che hanno speso la loro vita a servizio della gente e della Diocesi e che tanto continuano a fare nella preghiera».
Venti sacerdoti alla Fraternità
La casa del clero è il luogo che ospita i preti che per motivi di salute e di anzianità si sono ritirati dalla vita pastorale attiva o hanno bisogno di assistenza per rimettersi in salute.
Nata negli anni Ottanta, la Fraternità ha beneficiato per tanti anni (fino al 2018) della presenza di religiose che accudivano i sacerdoti. Con il venir meno delle forze all’interno della congregazione delle Ancelle della Carità oggi il personale è tutto composto da laici: medici, infermieri, oss. Non ci sono più le religiose, ma l’attenzione alla cura delle relazioni resta immutata. «I sacerdoti non hanno solo bisogno di medicine, ovviamente, ma anche di umanità – osserva don Brianti –. Il clima qui rispecchia il nome di questa casa: si cerca di vivere uno stile fraterno nelle relazioni. La Fraternità vuole inoltre rappresentare anche un segno di riconoscenza nei confronti di questi sacerdoti che non possono essere dimenticati, per il bene che hanno fatto e quello che hanno voluto alle comunità loro affidate».
Attualmente la Fraternità accoglie una ventina di preti, di cui tre della diocesi di Gorizia. «La giornata all’interno della residenza scorre con ritmi regolari, tra momenti di preghiera personale e comunitaria e occasioni di socialità – spiega don Brianti –. I pranzi e le cene sono occasioni di convivialità importanti, come le attività di animazione proposte da alcuni volontari».
Benvenuto chi vuole far visita
Gli stessi sacerdoti ospiti talvolta organizzano dei momenti culturali per i loro confratelli. «Dopo la morte di mons. Marino Qualizza è ora don Oscar Morandini a cercare di mantenere animata la vita della comunità anche con momenti di questo tipo», spiega don Brianti. Un’altra figura importantissima all’interno della casa del clero è stata quella di don Antonino Cappellari, deceduto lo scorso 1° aprile, la cui assenza si soffre ancora molto. «Era un grande animatore della comunità – sottolinea il presidente –. Non solo preparava le celebrazioni liturgiche, ma stimolava anche i preti a stare insieme, era un punto di riferimento per tutti».
Da qui l’appello di don Brianti: «Anche il nostro è un settore della pastorale, sarebbe bello che qualcuno dall’esterno si prendesse a cuore questa realtà, un diacono o anche qualche laico che possa venire ogni tanto a portare un po’ di allegria ai sacerdoti, magari con della musica, a condividere la preghiera. Questo al momento ci manca».
L’appuntamento fisso mensile con la celebrazione eucaristica insieme all’arcivescovo mons. Riccardo Lamba «è molto atteso – conclude don Brianti –: fa sentire i sacerdoti ancora parte della Chiesa diocesana. L’Arcivescovo si ferma volentieri a parlare un po’ con loro. Ascolta, si fa presente, avanza proposte. Lo sentiamo molto vicino».
Il presidente della Fraternità incoraggia anche altri sacerdoti, seminaristi, laici a seguire questo esempio: «Hanno storie da raccontare, questi preti. Storie di vita pastorale, di vita personale che possono arricchire e che meritano di essere condivise».
5xmille alla Fraternità sacerdotale
Anche la Fraternità sacerdotale, in quanto gestita da una cooperativa sociale, può essere sostenuta con la firma del 5xmille. Per farlo è sufficiente mettere la propria firma e inserire il seguente codice fiscale nell’apposito riquadro della dichiarazione dei redditi: 013181000300. Senza alcun costo, si sceglierà così di sostenere la casa del clero devolvendo alla struttura una quota della propria imposta sul reddito (Irpef).
Valentina Zanella














