«Mi abita un sentimento d’infinita riconoscenza al Papa, venuto a trovare il piccolo gregge di cristiani che vivono in Algeria, per confermarci nella fede. Ma ancor più grande è la fierezza del popolo algerino per questa visita. Ho ricevuto molti messaggi da amici algerini che han ascoltato le parole di Leone XIV: sono commossi, toccati dal forte messaggio di pace e fraternità».
È la friulana Anna Medeossi a raccontare la gratitudine degli algerini per la prima visita di un pontefice e lo fa dopo aver partecipato alla messa nella Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, l’antica città di Ippona, visitata da Papa Leone il 14 aprile, nel viaggio in Africa cominciato in Algeria e poi proseguito in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (sulla Vita Cattolica del 22 aprile 2026 si può leggere un ampio approfondimento sull’argomento).

Ma andiamo con ordine. Anna ha 46 anni, è nata a Lucinico. Nel 2005, dopo gli studi a Trieste, Mendrisio in Svizzera e a Parigi, si è laureata in Architettura. Ma proprio nella capitale francese ha incontrato la sua vocazione, entrando nell’Ordo virginum, dov’è stata consacrata nel 2019 come laica. Dal 2016 vive in Algeria, occupandosi del restauro e rinnovamento del Santuario Notre-Dame di Santa Cruz a Orano, la seconda città dell’Algeria, affacciata sul Mediterraneo. Anche per questo motivo, a ottobre 2025 è arrivata la nomina a rettrice dello stesso Santuario, la prima donna al mondo ad essere investita di tale responsabilità.
«L’essere di madrelingua friulana – riprende – mi permette di sentire da dentro l’anima del popolo algerino, perché, pur con tutte le differenze, anch’io ho imparato in famiglia una lingua diversa da quella studiata a scuola. E anch’io, come gli algerini, ho studiato una guerra sui libri di scuola, mentre in casa ho ascoltato, tra parole e silenzi, un’altra storia. Perciò, comprendo l’impegno a salvaguardare la propria identità, la fatica a guarire dal passato fatto di guerre, per costruire una nuova storia. E qui, il Papa ha pronunciato parole bellissime, proponendo su tutto il perdono, per guardare avanti e diventare protagonisti di un futuro di pace».
Alla domanda su com’è la vita in un Paese musulmano, Anna conclude: «Tutti sono così sorpresi che in Algeria una donna possa vivere una vita normale; ebbene sì, tra le tante attività, qui faccio sport, vado allo stadio in bicicletta e sono parte di una squadra di atletica».
Flavio Zeni














