«Non c’è nessuna prova che l’evangelista Marco si sia imbarcato ad Alessandria per raggiungere Aquileia e piantare il seme della nuova fede», ma «solo indizi suggestioni, simboli, nomi, analogie», quelli che don Gilberto Pressacco mise uno vicino all’altro nell’ultimo decennio della sua vita studiando, sulla scorta di mons. Guglielmo Biasutti, le origini alessandrine del cristianesimo aquileiese. Lo ricorda l’associazione “Boboròs” di Bugnins – nata per riflettere e approfondire il lascito degli studi di don Gilberto – presentando “Os, Mos, Boboròs”, il “festival rustico” in programma dal 23 al 29 giugno tra Bugnins, Pieve di Rosa e Camino al Tagliamento.
Intitolata “Da Alessandria ad Aquileia. Partire, accorciare le distanze, perdersi”, questa 5ª edizione inaugura il nuovo percorso triennale del festival dedicato, per l’appunto, a “Il viaggio di Marco”.
«Dopo aver approfondito negli anni passati – spiega il direttore artistico Luca De Clara – alcune parole chiave della ricerca di don Gilberto, legate a questo territorio del Medio Friuli, ovvero gli elementi “Aghe”, Tiere”, “Claps”, “Misteri”, abbiamo programmato il prossimo triennio avendo come suggestione il viaggio di San Marco ad Aquileia».
Si comincia martedì 23 giugno, alle 21, nella corte dell’Azienda agricola Ferrin di Casali Majoni, a Bugnins, con due archeologi, Massimo Capulli, dell’Università di Udine, e Massimo Lavarone, presidente dell’Associazione friulana di Archeologia, i quali parleranno del “Rapporto tra Nord-Africa e Alto Adriatico nel mondo antico: navi e merci tra Alessandria ed Aquileia”.
Capulli è specializzato in archeologia navale e spiegherà come ci si muoveva all’epoca nel Mediterraneo, quali erano le rotte, che cosa si trasportava. Lavarone invece illustrerà le testimonianze epigrafiche che connettono Alessandria ad Aquileia.
La serata, moderata da Stefano Miani, vedrà le improvvisazioni alla fisarmonica di Sebastiano Zorza.
Si prosegue giovedì 25 giugno, alla Trattoria da Bepo di Bugnins – sponsor della manifestazione insieme al Comune di Camino e alle Bcc di Udine e Pordenonese e Monsile –, con la tradizionale “Cena del Boboròs” (su invito) accompagnata dalle “incursioni” di Angelo Floramo.
Obiettivo di “Os, Mos, Boboròs” è non solo indagare il passato, ma – com’era nell’attitudine di Pressacco – trovare nel passato linfa per il futuro del Friuli. Ecco allora che venerdì 26 giugno, nell’auditorium “Liani” della biblioteca di Camino, alle 20.45, Sandro Fabbro, urbanista docente all’Università di Udine, parlerà di “Archetipi territoriali: riconoscerli per governare” (modera Mario Banelli). In apertura Marco D’Agostini proporrà foto e video delle precedenti edizioni del festival.
Domenica 28 giugno toccherà alla musica, nel segno di quel patrimonio aquileiese che tanto don Pressacco ha studiato. Sarà, quindi, in sua memoria il concerto che, nella Pieve di Santa Maria di Pieve di Rosa, alle 17, vedrà esibirsi, presentati dal presidente di Boboròs Enrico Peterlunger, la Schola Aquleiensis e l’Ensemble Dramsam diretti da Claudio Zinutti, con un programma dal titolo “Gaude Chorus Fidelium” dedicato ai codici aquileiesi di Gorizia. L’esecuzione sarà preceduta da un’introduzione storica su “L’enigma di Rosa” in cui Pier Giorgio Sclippa racconterà le vicende dei due luoghi sacri, con lo stesso nome, collocati sulle due sponde del Tagliamento.
Il festival si concluderà, lunedì 29 giugno nella corte dell’Azienda Ferrin, alle 21, con la conferenza “Le dune su cui San Marco approdò ad Aquileia?”. La tradizione vuole, infatti, che l’evangelista sia sbarcato nella zona lagunare oggi chiamata Belvedere di Grado, dove c’è una chiesa a lui dedicata. Una leggenda, certo, ma se San Marco arrivò veramente ad Aquileia non potè che approdare lì, nella pineta “di San Marco”, rifletteva don Gilberto, descrivendo anche, all’interlocutore che l’ascoltava, la scena come avrebbe potuto svolgersi tra gli alberi mossi dalla brezza marina.
Se non ci sono prove storiche che ciò sia accaduto davvero, il paesaggio che San Marco avrebbe potuto vedere, in particolare le dune che caratterizzano la costa, è lo stesso che vediamo noi oggi. A raccontarlo, lunedì 29 giugno, saranno due geologi, Emanuele Forte, dell’Università di Trieste, e Alessandro Fontana, dell’ateneo di Padova, che hanno scoperto che le dune risalgono a 20 milioni di anni fa, mentre la laguna si formò 7 milioni di anni fa. La conferenza, moderata da De Clara, sarà intervallata dalla chitarra di Marco Bianchi.
Il festival proseguirà a novembre con “Boboròs winter”, un’appendice che si svolgerà ad Aquileia e per la quale l’associazione si augura possa esserci anche un sostegno della Regione.














