Appuntamenti

“Era di maggio”, a Mittelfest il ricordo del terremoto con Alessio Boni

Il 6 maggio del 1976 era una giornata di piena primavera, caldissima al punto da apparire estiva. Ogni friulano che abbia più di cinquant’anni se la ricorda tutta come fosse ora, una giornata come tante, ma solo fino alle ore 21, quando la scossa del 9° grado Mercalli, 6,5 Richter, cancellò buona parte del Friuli – con quasi 1000 morti e 45 mila persone rimaste senza casa – facendo apparire la normalità vissuta fino a quel momento come qualcosa di irrimediabilmente perduto e lontanissimo.

È la suggestione su cui Flavio Santi ha costruito il testo di “Era di maggio”, lo spettacolo, in scena in prima assoluta sabato 25 luglio nel Teatro Verdi di Gorizia, alle 21.30 – con Alessio Boni in veste di voce recitante – con il quale il Mittelfest di Cividale ha voluto rendere omaggio ai cinquant’anni del terremoto.
Una produzione realizzata dal festival in collaborazione conl’Arlef, l’Agenzia regionale per la lingua friulana.

In scena, accanto a Boni, ci sarà l’Orchestra “La Corelli” di Ravenna – che coproduce lo spettacolo – diretta da Jacopo Rivani, per eseguire musiche scritte da Damiano Drei.
Il lavoro è stato annunciato come una vera e propria «esperienza immersiva», in cui «voce e musica, insieme, consentiranno agli spettatori di entrare in un paesaggio sonoro vivo e cinematografico, anche grazie alla messinscena curata da Giacomo Pedini, direttore artistico del Festival».

Quella giornata verrà raccontata dal punto di vista di un ragazzo adolescente: a scuola ascolta il professore che parla di antiche divinità e miti popolari, fuori la luce acceca e chiama alla libertà. E lui sogna, mentre alla radio danno le musiche dell’epoca, dalla sigla dello sceneggiato Rai “Sandokan” ad “Ancora tu” e gli Abba.

Nato ad Alessandria nel ‘73, Flavio Santi ha origini friulane, di Colloredo di Monte Albano. Scrittore e poeta, è autore di versi sia in italiano che in friulano (“Mappe del genere umano”, “Quanti”, “Rimis te sachete”) «nei quali ho sempre cercato di raccontare il Friuli», ha spiegato ai microfoni di Radio Spazio, intervistato da Valentina Pagani.

Proprio a Colloredo Santi si trovava con i suoi genitori quel 6 maggio di cinquant’anni fa. «Guardavo le pareti che oscillavano e ne chiedevo il perché. Me l’ha raccontato mio padre perché io ero troppo piccolo e non ricordo niente di quella sera. Proprio per questo ho sempre cercato di recuperarne la memoria attraverso le poesie e i racconti. Ed ora c’è stata quest’occasione offerta da Mittelfest».

“Era di maggio” è costruito come se il piccolo Flavio fosse stato un adolescente e raccontasse la sua giornata. «Una giornata apparentemente normale – prosegue Santi – con tutte le cose belle che un ragazzo di quell’età può vivere: la scuola che sta finendo, gli ultimi compiti da fare, le ultime interrogazioni, la prospettiva dell’estate con le partite di calcio assieme agli amici e i bagni nel Tagliamento. Una giornata normale che però in pochi secondi è diventata eccezionale. L‘idea è stata quella di farla rivivere in maniera, appunto, immersiva». Di qui l’uso delle musiche, capaci di ricreare a livello emotivo le sensazioni del tempo passato. Anche la scelta del titolo, «molto secco, deciso con Pedini e con lo stesso Alessio Boni, rimanda a questo sforzo di immersività, per catapultare lo spettatore in quella sera».

Lo spettacolo, affermano all’Arlef, vuole aiutare «tutti a ricordare, a custodire le nostre radici, ma anche a trasmettere alle nuove generazioni il valore di una comunità che, dopo quella tragedia, ha saputo rialzarsi più forte e unita di prima».

«Questa tragedia va raccontata – aggiunge Santi – perché poi è diventata occasione di rinascita di quel grande Friuli che tutti conosciamo. Per questo motivo, dopo la “prima”, l’intento è di portare “Era di maggio” in giro per il resto d’Italia».

Stefano Damiani

Articoli correlati