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Economia

Il Friuli è la regione più innovativa d’Italia

 Secondo il “Quadro europeo di valutazione dell’innovazione 2019” redatto dalla Commissione Europea – il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione in Italia a far parte del gruppo di 73 regioni europee considerate “innovatrici forti”. 

“E’ certamente una fotografia incoraggiante quella scattata dall’Unione Europea: è la riprova che il sistema Friuli Venezia Giulia incomincia a seminare bene in materia di innovazione, creando un ambiente friendly e attrattivo per tutte le imprese di eccellenza impegnate in progetti di ricerca e sviluppo”. E’ questo il commento di , presidente di Confindustria Udine nel prendere atto che – secondo il Quadro europeo di valutazione dell’innovazione 2019 redatto dalla Commissione Europea – il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione in Italia a far parte del gruppo di 73 regioni europee considerate ‘innovatrici forti’. 

 

Anche , vice presidente con delega all’Innovazione di Confindustria Udine, guarda compiaciuto al report: “Se raffrontiamo il FVG con aree a noi industrialmente contigue, il nostro territorio complessivamente non si discosta per valori di innovazione da quelli dell’Austria e del sud della Germania, prime in Europa. Anzi, direi che siamo agganciati alla loro ruota, grazie anche ai punti di forza dell’innovazione fatta dalle nostre imprese come, ad esempio, la dodicesima posizione per numero di domande di registrazione presentate all’Ufficio UE per la proprietà intellettuale rispetto al Pil regionale e la 23esima posizione nel numero di Pmi che fanno innovazione in-house”.

 

“Sono dati oggettivi – aggiunge Feragotto – così come sono dati oggettivi sia i parametri su cui siamo al top della classifica, sia quelli che devono essere migliorati per scalare altre posizioni. Non dobbiamo dimenticare che il FVG, seppur migliore regione in Italia, è infatti ‘solo’ al 102esimo posto in Europa nella classifica generale. Per scalare ulteriori posizioni tra i top dell’innovazione occorrerebbe pertanto migliorare quei parametri ‘negativi’, oggettivamente rilevati dal rapporto UE. Il mio pensiero corre in particolare alle due voci maggiormente deficitarie: il numero esiguo di laureati e la collaborazione tra le piccole e medie imprese. Sono questi i nostri reali talloni di Achille e non per niente, come Confindustria Udine, ci siamo attivati per dare risposte a questi problemi”.

 

“Sul fronte del pochi laureati – precisa Feragotto – sono tanti i progetti che stiamo portando avanti per incentivare la formazione di alto livello, in particolare nei percorsi in science-technology”. Relativamente alla questione della scarsa collaborazione tra imprese sui temi dell’innovazione, Feragotto ricorda come Confindustria Udine si sta impegnando da tempo a favorire lo sviluppo, tra le aziende associate, di progetti innovativi che presuppongono il coinvolgimento di più imprese: solo per citarne due fra i tanti, gli incontri informali del Club Innovazione e il Business Opportunity Day. “Tali progetti si muovono tutti proprio nella direzione di creare opportunità di contatto, confronto e fiducia tra gli imprenditori dello stesso territorio. Del resto, il rapporto UE ha messo anche il dito nella piaga: non dobbiamo farci la concorrenza in casa, ma unire le forze per una ricerca di base congiunta sulla quale ogni imprenditore è poi libero di sviluppare il proprio business”. 

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