Regione

Il Friuli tra Krško e i microreattori

Ritorna, prepotentemente, il dibattito sull’energia nucleare. Anche in Friuli. Mentre la Camera approva la legge delega sull’energia atomica sostenibile, con focus sui reattori modulari di nuova generazione, Confindustria Alto Adriatico sollecita la Regione Friuli-Venezia Giulia a partecipare al raddoppio della centrale slovena di Krško. Ma ad Aviano sfilano in mille per ribadire un netto no ad ogni forma di nucleare. A cominciare dalle atomiche. E il dibattito politico si vivacizza in Regione.

Camera, via libera

La Camera ha dato il via libera alla legge delega sul ritorno all’atomo di quarta generazione. L’iter deve concludersi al Senato. Vannia Gava, viceministra dell’Ambiente, friulana di Sacile, ha auspicato che anche la Regione proponga dei siti. La legge, infatti, disciplina la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari (SMR, AMR e micro-reattori); la produzione di idrogeno tramite energia nucleare; la gestione del combustibile esaurito e la sicurezza nucleare.

In Friuli-V.G. servirebbero tre mini-reattori

Il Friuli-Venezia Giulia deve raggiungere 1.960 MW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030. Tra impianti autorizzati e in iter sono già stati raggiunti circa 1.150 MW, mancano 810 MW. Se fossero garantiti dal nucleare, servirebbero circa 3 piccoli reattori da 300 MW.

Oppure potenziare Krško

Perché – insiste Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico – non partecipare alla realizzazione del nuovo reattore a Krško che prevede una capacità tra 1.100 e 2.400 MW? L’energia generata, se immessa nella rete regionale, potrebbe coprire i MW mancanti.
La centrale di Krško, situata a 130 km dal confine col Friuli-V.G., operativa da oltre quarant’anni, costituisce un’infrastruttura strategica per l’area dell’Alto Adriatico e per i sistemi elettrici di Slovenia e Croazia, ai quali fornisce rispettivamente oltre un quarto e circa un quinto del fabbisogno energetico complessivo. Agrusti si dice favorevole alla nuova legge delega sulla normativa nucleare ed i reattori modulari di nuova generazione, ma ritiene che sia complicato individuare i siti e che questa ricerca richieda comunque troppo tempo. Tanto che se ne è uscito anche con questa idea: «Potremmo tentare di realizzare insieme agli albanesi queste centrali e dare energia che è indispensabile all’Albania ed è indispensabile all’Italia. Tra l’altro esistono già i cavi sottomarini che portano l’energia elettrica dall’Albania all’Italia».

Il dibattito in Regione

Da ricordare gli esiti di un sondaggio Swg dell’anno scorso che davano il 44% degli intervistati favorevoli ad un eventuale sito, ma solo alla distanza di 100 km. L’assessore regionale Fabio Scoccimarro ha subito replicato che è necessario pensarci bene prima di opzionare l’ingresso regionale nella centrale slovena di Krško. Tanto più, rileva, che il Friuli-Venezia Giulia, attraverso la società Fvg Energia, «riuscirà ad abbattere i costi: con un mix fra l’idrogeno e il nucleare».
Per i consiglieri regionali Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, «puntare al nucleare è solo uno degli altri modi per rallentare la transizione: tempi e costi di costruzione e smaltimento, l’irrisolvibile problema delle scorie, il consumo d’acqua con i fenomeni di siccità che stiamo vivendo. Senza contare che per il nucleare servono elementi chimici non disponibili in Europa: significa condannarci a non essere energeticamente indipendenti, con tutte le conseguenze geopolitiche ed economiche che questo comporta».
I due esponenti dell’opposizione ricordano, tra l’altro, che la centrale nucleare di Krško, risalente al 1983, è ubicata in una zona a rischio sismico e, contrariamente a quanto avrebbe dovuto avvenire sulla base degli accordi con l’Unione Europea, l’attività dell’impianto è stata prorogata fino al 2043, prolungandone quindi la vita di circa 20 anni.
Dal canto suo, la consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra), ricorda che «produrre energia dal nucleare costa significativamente di più rispetto alle fonti rinnovabili, senza considerare – precisa l’esponente rossoverde – gli scarti nocivi dovuti alle scorie, tanto che siamo ancora in attesa di sapere dove verranno collocati quelli delle centrali dismesse, poiché in Italia non esiste un deposito nazionale definitivo e le scorie sono stoccate in 32 depositi temporanei dislocati in 14 regioni».
E in riferimento alla centrale di Krško, Pellegrino evidenzia che «a destare forte preoccupazione non sono solo le problematiche legate ai terremoti, ma la gestione della trasparenza e dei dati sulla sicurezza. Le denunce di associazioni ambientaliste, come Legambiente, hanno più volte evidenziato come i documenti dei gestori dell’impianto sloveno abbiano omesso dati aggiornati, la locazione esatta dell’impianto e risultati critici. Tutto ciò solleva il fondato sospetto che vengano diffusi dati manipolati o parziali sui reali standard di protezione della struttura». Critica anche la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle).

Perché sì

Si dichiara invece favorevole il consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli. «Il Friuli-Venezia Giulia è già oggi circondato da centrali nucleari operative: dalla Slovenia alla Francia, passando per Svizzera e altri Paesi europei. Utilizziamo quotidianamente energia prodotta anche grazie al nucleare oltre confine, ma qualcuno continua a rifiutare qualsiasi riflessione sul contributo che questa tecnologia potrebbe offrire al nostro sistema energetico, mantenendo una forte dipendenza dall’estero che si rivela, peraltro, sempre più costosa e pericolosa».
F.D.M.

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