Ci siamo! Proprio nel giorno in cui esce una nuova edizione del settimanale, mercoledì 3 giugno in piazza Duomo, con lo sfondo della Cattedrale di Udine, vivremo l’evento più popolare dell’anno in occasione dei cento anni de la Vita Cattolica. Abbiamo pensato a questo momento speciale come dono per il centenario, perché esso rappresenta perfettamente la visione del nostro settimanale, configurandosi come un abbraccio corale alla nostra comunità e un ringraziamento profondo a tutti i nostri sostenitori. Più di un migliaio di persone – lettori, istituzioni, inserzionisti, dipendenti e collaboratori – potranno lasciarsi affascinare da «Gaudet Aquilegia», titolo che trae la propria essenza dalla fine della prima strofa della sequenza dei Santi Ermacora e Fortunato, quel «Plebs fidelis Hemacorae» che ogni luglio, in occasione della solenne memoria dei Patroni della Chiesa Aquileiese, risuona nelle comunità del Friuli. Ciò che colpisce è la riproposizione musicale in chiave contemporanea di questi antichi inni aquileiesi: è infatti, il passato che si condensa nel presente, dando forma a risonanze mai ascoltate prima che fanno immaginare il futuro.
Mi sembra che questo intreccio sposi bene la visione del nostro settimanale e celebri con nobiltà questi cento anni di storia: essere fedeli al proprio passato, al proprio territorio, alla propria identità cattolica e di popolo, ma con uno sguardo attento al presente e al futuro che viene.
Un futuro che di fatto è già qui e pone già oggi delle domande ineludibili. Non possiamo ignorare le correnti che stanno trasformando il modo stesso in cui percepiamo la realtà. Papa Leone, nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas, ha tracciato con precisione profetica le sfide della comunicazione nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Le sue parole risuonano come un mandato per noi giornalisti e per voi lettori: «Nel discorso pubblico, la verità dei fatti possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa; ma è ancor più relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta» (n. 132). Il Santo Padre ci ricorda che comunicare non significa semplicemente trasmettere delle notizie, ma è, soprattutto, «creazione di una cultura» (n. 135) e costruzione di uno «spazio in cui possano maturare libertà interiore e pensiero critico» (n. 136). Lo sprone è chiaro: rimanere profondamente umani. In un’epoca in cui l’algoritmo rischia di polverizzare il discernimento, la nostra missione è proteggere la verità come bene comune.
Un settimanale cattolico, oggi, non può che avere questo tra i valori intrinseci: promuovere la dignità dell’uomo attraverso un’informazione che sia servizio alla speranza e raccontare il “bene possibile” come autentico modo per onorare la verità. Cento anni dopo la nostra fondazione, continuiamo a credere che informare significhi edificare la comunità, stimolare il pensiero critico e immaginare strade nuove per abitare il mondo, partendo proprio da qui, dal nostro Friuli, civile ed ecclesiale. Siamo consapevoli dell’eredità ricevuta da chi ci ha preceduto e sentiamo tutta la responsabilità di traghettare questo patrimonio verso porti ancora sconosciuti.
In questo clima di festa, desideriamo rinnovare con forza il nostro patto di fiducia con voi. Siamo convinti che il giornalismo di domani avrà bisogno di radici ancora più profonde per non smarrirsi nel deserto del virtuale. Avrà bisogno di una comunità partecipe, di lettori che sappiano ancora distinguere il valore di una notizia approfondita, meditata, verificata e “umana” rispetto al rumore indistinto e polarizzato della rete. Grazie di cuore per essere la nostra forza e il nostro stimolo in questo viaggio che continua, in bilico tra la memoria preziosa della nostra terra e l’entusiasmo per le strade che ancora dobbiamo percorrere. Insieme!














