Erano da poco passate le 21:00 a Majano, Mara Riva di 19 anni appena compiuti, era in camera sua, stava scrivendo la tesina per gli esami di quinta superiore quando la terra cominciò a tremare prima lentamente poi sempre più forte, Valeria la madre le urlò di uscire velocemente. Mara scese le scale con la sensazione che dietro di lei tutto si stesse sgretolando, giusto in tempo riuscì a varcare la porta di uscita e la casa crollò. Una casa, i risparmi di una vita… i suoi genitori avevano appena terminato di restaurarla spendendo 20 milioni di lire, i risparmi che il papà Achille aveva messo da parte in tanti anni di lavoro.
Mara si guardò intorno: tutto il paese era stato colpito dall’Orcolat, davanti a sé vide il vuoto lasciato da due condomini che erano stati appena costruiti.. nelle macerie, tutti i suoi abitanti vi erano rimasti vittima.
La chiesa che sorgeva a circa 10 metri dalla sua casa, il punto di riferito dell’intera comunità.. non cera più. Tutto intorno vedeva cumuli di macerie e polvere.. e le facce sconvolte dei suoi genitori, che per fortuna erano rimasti incolumi.
I primi soccorsi allestirono delle tende in cui Mara visse per alcuni giorni, poi iniziato a piovere lei, la sua famiglia e gli altri sopravvissuti trovarono riparo in uno dei pochi edifici rimasti: la canonica.
Mara si sentiva stravolta, distrutta non aveva più nessuna certezza.. nemmeno quella di poter sostenere gli esami per uscire dal liceo scientifico. I sacerdoti, la aiutarono a trovare la speranza e in tutta quella disperazione capì che avrebbe fatto il medico, per poter anche lei aiutare il prossimo.
Dopo tanti anni, ricorda ancora gli aiuti ricevuti dai volontari e la solidarietà da parte di tutti gli italiani arrivati da altri regioni per aiutare a ricostruire quel paese distrutto dal terremoto; non può dire lo stesso dell’amministrazione regionale da cui la sua famiglia non ha ottenuto né un riconoscimento né un contributo, ed i suoi genitori si trovarono costretti ad andare a lavorare in fabbrica per guadagnare i soldi che sono serviti alla ricostruzione.
Ricorda tanta disperazione, il vuoto emotivo e spaziale lasciato dal crollo di tutte quelle case e dei condomini che vedeva davanti a quella che era stata la sua casa.
Oggi Mara, la moglie di mio nonno è fiduciosa che grazie alle nuove tecnologie edilizie possiamo vivere in case più sicure e antisismiche e che ciò che le è successo non capiti a noi… e che le amministrazioni pubbliche non dimentichino mai più i propri cittadini.
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