Mia nonna Giovanna aveva 29 anni quando è successo il terremoto in Friuli.
Quando è successo, era in fabbrica con le sue colleghe, e in preda al panico si sono messe tutte, al sicuro, sotto una trave portante. Appena finito il terremoto stava uscendo dalla fabbrica quando ha visto tutte le donne ancora distese per terra e ha pensato che fosse la fine del mondo. Allora è uscita e corsa a casa da suo marito e suo figlio che ha trovato in giardino. Li ha abbracciati forte e ha chiesto a suo marito se ci fossero danni ma non si aveva ancora idea di cosa fosse realmente successo.
Per fortuna il suo bambino era ancora troppo piccolo per capire.
Erano tutti molto spaventati e per un po’ non sono rientrati in casa.
Nei giorni successivi hanno cercato di stare insieme ai parenti che hanno anche ospitato a casa. La notte era il momento più difficile e pauroso e facevano tutti fatica a dormire perché avevano paura che ci fossero altre scosse.
Purtroppo, non hanno potuto partecipare alla ricostruzione perché la nonna aveva un bambino di 2 anni e il nonno lavorava, ma hanno seguito tutto alla televisione.
Il terremoto in Friuli ha insegnato che non bisogna mai arrendersi di fronte alle difficoltà e che unirsi gli uni agli altri per il bene comune sistema molto più velocemente le cose, l’unione fa la forza!
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