Concorso 50° terremoto

30 – 6 maggio 1976: l’Orcolat e la ricostruzione

È una calda mattina del 6 maggio e mi sono venute un sacco di idee per la giornata!!!

Voglio andare a fare un giro con il nonno Remigio in bicicletta , giocare e magari pranzare con lui.

Mi chiamo Federico e ho 8 anni e oggi è una giornata come tutte le altre.

Prima di mettere in pratica le mie idee mi laverò i denti e farò colazione mentre mamma e papà parleranno di cose noiose.

Ve li presento: mia mamma è una fiorista e si chiama Marisa e mio papà è il sindaco di San Giovanni e si chiama Walter.

La mia giornata col nonno Remigio passa veloce a giocare a calcio e in giro per il paese.

La sera la mamma torna a casa e mentre il nonno Remigio guarda le televisione io mi faccio il bagno con l’aiuto della mamma, il papà come sempre è a una riunione in comune.

Ad un certo punto la lampadina del bagno si spegne e la luce va e viene, si sente un boato e mio nonno mi grida: “Federico ze statu fasent?”

La casa trema e la nonna Marisa capisce subito che è un terremoto e ci fa correre fuori casa, in strada. Guardo il cielo e rimango impressionato perché è rosso, quasi violaceo.

In mezzo alla gente scappata dalle case scorgiamo le nostre vicine di casa Lucia e Fedora che erano in piazza a fare una passeggiata e si sono ritrovate come noi, in questa situazione agghiacciante e sono molto spaventate.

In questi giorni a San Giovanni è arrivato un piccolo circo e quando è arrivata la scossa Lucia ha pensato che fossero stati gli elefanti a saltare perché la terra sotto i piedi trema e ondula fino a far perdere l’equilibrio.

Nessuno sa che cosa fare e tante persone vengono a cercare il papà sperando che possa avere una soluzione per tutti ma anche lui è sconvolto come noi.

Non potendo rientrare in casa perché è pericoloso, andiamo a dormire nel camion della zia Eliana. Lei e lo zio Sergio hanno un mobilificio e nel camion ci sono dei letti che possiamo usare per questa notte.

Anche Lucia dorme in camion vicino al nostro.

Di notte fa freddo e c’è un’aria di tensione e tutti pensano la stessa cosa, che il terremoto ritorni a squarciare la terra, ci sono molti racconti strani e si dice che il palazzo in piazza si sia aperto in due e poi richiuso.

La mattina del 7 maggio fa ancora caldo, anche se non abbiamo dormito non mi sento stanco .

Qualcuno viene a raccontare che la chiesetta de Taviele vicino al cimitero è crollata completamente ma miracolosamente la statua della Madonnina de Taviele è rimasta intatta in mezzo alle macerie.

Qualche giorno dopo il papà ci dice che deve andare a Gemona per vedere i danni e capire cosa fare e come aiutare e così siamo andati tutti quanti con la camionetta dei carabinieri.

A Gemona rimango di ghiaccio, ci sono macerie ovunque e tante case sono distrutte.

Mi sento molto impotente e dentro di me so che sono stato fortunato.

Stanotte andremo a dormire nel capannone del mobilificio della zia con gli zii e i cugini e so che potrò scegliere il letto che più mi piace.

Nei giorni successivi inizia la ricostruzione ed il papà è uno dei sindaci della ricostruzione, il papà di Fedora aiuta chi ha bisogno portando fuori le macerie con il camion e Tarcisio, il papà di Lucia, porta aiuto nei paesi più colpiti offrendo trasporto per salvare i mobili e le cose recuperate tra le macerie.

Tanta gente è accorsa da tutta l’Italia e l’Europa per aiutare chi è rimasto senza niente.

La paura che ho provato mi rimarrà impressa, però voglio dire alle persone del futuro di non vivere nel terrore e che bisogna aiutarsi gli uni con gli altri come è successo durante la ricostruzione dove si sono mobilitati tutti e bisogna fare prevenzione con strutture antisismiche.

E questo è l’importante.

 

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