Quando ci fu il terremoto mia nonna Anna, la mamma di papà Stefano, aveva 46 anni e si trovava a Roma perché in quegli anni lei, essendo romana, viveva lì con papà, mentre mio nonno andava da loro ogni fine settimana.
La nonna mi ha raccontato che mio nonno, la sera della scossa, si trovava al cinema del Dopolavoro ferroviario di Udine a vedere un film. Appena ci fu il terremoto lui scappò fuori da una finestra e la prima cosa che fece fu telefonare alla nonna per dirle che c’era stato un forte terremoto, ma che lui stava bene. Poi si interruppero le linee telefoniche e le uniche notizie che mia nonna ebbe da suo marito per i giorni seguenti furono solo quelle che poté vedere in televisione. Però, per fortuna, sapeva che il nonno stava bene, anche se non sapeva se c’erano stati danni alla casa o se gli altri parenti stavano bene. Furono giorni molto agitati e pieni di preoccupazione, soprattutto i giorni successivi alla prima scossa perché le informazioni che la nonna poteva avere erano solo quelle che vedeva in televisione.
Mio papà era ancora molto piccolo perché all’epoca aveva 3 anni e non si ricorda nulla di quanto successe, ma anche perché la nonna, per non spaventarlo, non gli disse nulla. La sua preoccupazione, oltre che per suo marito, era quella di far stare tranquillo papà.
L’immagine che mia nonna conserva ancora molto vivida di quei giorni è quella della televisione e della radio sempre accese per tenersi aggiornata su come stavano andando le cose in Friuli. La televisione e la radio, infatti, erano gli unici strumenti con cui poteva sentirsi vicina a suo marito e a tutte le persone colpite dal terremoto in Friuli.
Per fortuna, la nonna, quando riuscì a mettersi nuovamente in contatto con il nonno, seppe che non c’erano stati danni né alla casa dove il nonno abitava, né alla sua ditta di tipografia. Il nonno le disse che nei giorni successivi sarebbe andato a Gemona per dare una mano alle popolazioni colpite e la nonna era un po’ preoccupata potesse succedergli qualcosa.
La nonna mi ha raccontato di quanto fosse stato importante l’aiuto delle tante persone e che i friulani sono famosi in tutto il mondo per essere dei gran lavoratori e che la ricostruzione dei paesi colpiti dal terremoto in Friuli è diventata un modello per tutti. Infatti mi dice sempre che bisogna aiutare gli altri e che per superare i problemi bisogna essere uniti e andare d’accordo come hanno fatto i friulani durante il terremoto.
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