Concorso 50° terremoto

56 – Per ricordare

Ho sentito per anni raccontare altri del terremoto del 1976 e ammetto che non me n’era mai importato granché. Ho sempre pensato che un passato così lontano non avrebbe potuto tangermi… pensavo di poteri ignorare questi giorni di memoria.

Eppure guardando foto, vecchi articoli di giornale, queste memorie mia hanno fatto riflettere… solo adesso che ho diciassette anni. Quando chiesi a Eno, mio nonno paterno cosa si ricordasse del sei maggio del settantasei, mi guardò diversamente dal solito. Appoggiò la penna sopra il cruciverba, incrociò le mani e fissando il lampadario cominciò a raccontare:

-Io, la nonna e tuo papà eravamo andati a trovare lo zio Ferino a Udine, dove abitava con la moglie Bruna e il figlio Stefano. Siamo arrivati là la sera. Siamo saliti al primo piano, dove loro abitavano- fece un attimo di pausa guardando verso mia nonna.

-Come qua da noi c’erano un cortile, due rampe di scale e poi si entrava in casa… la porta in legno come la nostra. Eravamo seduti nella sala e improvvisamente abbiamo cominciato a sentire tutto tremare. Sulle prime ci siamo un po’ spaventati, ci siamo guardati in faccia. Dal soffitto cadevano dei calcinacci- disse alzando lo sguardo verso il soffitto.

Voltandosi verso di me riprese: – Sai… l’istinto è quello di scappare. Tua nonna ha preso tuo papà in braccio, io dietro di loro, mentre ci avviavamo verso la porta. La casa continuava sempre a tremare mentre cadevano ancora calcinacci. La porta non si apriva per lo spostamento delle pareti. Finalmente aperta, ci siamo fiondati verso le scale. Non si riusciva a scendere perché con lo sbatterci contro i corrimano non si riusciva a fare nemmeno uno scalino. C’era tua nonna davanti con tuo papà stretto a se, io dietro mentre la tenevo con un braccio… Appena arrivati al piano terra, è finito tutto-

Incrociai il suo sguardo

-Siamo usciti nel cortile, ci siamo guardati in giro pieni di paura. Cos’è successo, cosa non è successo? Perché onestamente io non avevo mai sentito un terremoto così forte. E poi cosa abbiamo fatto?-

Lo interruppe mia nonna

-Subito ci siamo preoccupati della casa. Preso il telefono, abbiamo chiamato, perché se fosse crollata non avrebbe nemmeno suonato. Grazie a Dio squillava-

Mio nonno riprese il filo del discorso, tornando a guardarmi:

-Nel frattempo il sottoscritto per la paura e per lo scampato pericolo ha dovuto assentarsi in un angolo… per la paura che abbiamo preso no rivavi a smeti di fâ pipi- disse in friulano con tono scherzoso, mentre raccontava la cruda realtà.

-Al ritorno per la città di Udine un disastro. Persone in strada, panico in ogni dove.

Per dormire, non siamo mai stati dentro casa. Per la paura che si aveva che tornasse un’altra volta la scossa abbiamo dormito nella 126. Avremo dormito quanto? Almeno un mese fuori casa. Durante il giorno si rientrava, si facevano le cose necessarie e poi la sera si tornava in macchina. Al buio era più dura, perché si aveva ovviamente più paura che di giorno.

A Maiano, dove abitava la bisnonna… la distruzione era ancora più grande, una cosa spaventosa. Abbiamo trovato la casa dei miei zii tutta distrutta… tua bisnonna Giuditta si è salvata perché un armadio è caduto dalla parete verso il letto e ha attutito tutti i detriti che sono caduti… viva solo per quello.-

Guardai verso mia nonna, mentre parlando a fatica riprese il discorso:

-E dei miei parenti, tu dici… è morta una cugina con la figlia. Il marito si è salvato grazie a un gradino delle scale, che ha bloccato una trave poco sopra di lui. L’hanno trovato il giorno dopo. Ai tempi gli ho chiesto cosa avesse provato ricoperto da detriti. Lui rispose che quando era sepolto, gridava fino a sgolarsi, mentre nessuno lo sentiva. Aveva paura più delle ruspe che dei resti della casa… pregava che durante gli scavi prestassero attenzione, perché magari non vedendolo, avrebbero potuto investirlo. Ha avuto paura delle ruspe… fin quando non l’hanno trovato e tirato fuori.

Qui a Santa Caterina, la notte quando Eno non c’era, tuo padre ed io andavamo dalla vicina, dove adesso vivete voi. Gentilmente ci ospitava a dormire, avendo una casa con solo il pian terreno- terminò mia nonna a fatica, mentre riprendeva in mano una rivista, asciugandosi gli occhi.

-Le scosse seguenti che hanno distrutto ciò che rimaneva pericolante, erano sempre minori, però le sentivi e la paura terribile era la stessa-

Continuò mio nonno

-Ho preso in quel periodo l’abitudine, ad ogni rumore, seduto in cucina, guardavo se il lampadario si stesse muovendo-

Di storie come queste, purtroppo, ce ne sono a migliaia, anche di chi ha passato momenti ben peggiori, che nemmeno posso immaginare.

Se ho scelto di parlare del terremoto con questa storia, riportando ciò che i miei famigliari mi hanno raccontato, è perché ho visto mia nonna con le lacrime agli occhi, ho visto nello sguardò di mio nonno una realtà tremenda, che a cinquant’anni di distanza, ancora fa impallidire e tremare chi l’ha vissuta.

 

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